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| Apicoltore egizio che preleva miele da un rilievo nella tomba di Pa-bu-sa a Tebe 600 a.C. |
giovedì 3 gennaio 2013
giovedì 27 dicembre 2012
Poesia di Garcia Lorca 2
Api d'oro
cercavano il miele
dove starà
il miele?
E'nell'azzurro
di un fiorellino,
sopra un bocciolo
di rosmarino.
cercavano il miele
dove starà
il miele?
E'nell'azzurro
di un fiorellino,
sopra un bocciolo
di rosmarino.
Poesia di Pablo Neruda
Bianca ape, ebbra di miele, ronzi nella mia anima
e ti avvolgi in spirali lentissime di fumo.
Io sono il disperato, la parola senz'eco,
quegli che ha perso tutto, dopo aver tutto avuto.
Sei la fune in cui cigola la mia ultima brama.
Nel mio deserto vivi come l'ultima rosa.
Ah silenziosa.
Chiudi gli occhi profondi dove aleggia la notte.
E denuda il tuo corpo di statua timorosa.
Possiedi occhi profondi dove vola la notte,
fresche braccia di fiori ed un grembo di rosa.
I tuoi seni assomigliano alle conchiglie bianche.
E sul tuo ventre dorme una farfalla d'ombra.
Ah silenziosa.
e ti avvolgi in spirali lentissime di fumo.
Io sono il disperato, la parola senz'eco,
quegli che ha perso tutto, dopo aver tutto avuto.
Sei la fune in cui cigola la mia ultima brama.
Nel mio deserto vivi come l'ultima rosa.
Ah silenziosa.
Chiudi gli occhi profondi dove aleggia la notte.
E denuda il tuo corpo di statua timorosa.
Possiedi occhi profondi dove vola la notte,
fresche braccia di fiori ed un grembo di rosa.
I tuoi seni assomigliano alle conchiglie bianche.
E sul tuo ventre dorme una farfalla d'ombra.
Ah silenziosa.
martedì 25 dicembre 2012
Poesia di Trilussa
La felicità
C'è un'ape che si posa
su un bottone di rosa:
lo succhia e se ne va...
Tutto sommato, la felicità
è una piccola cosa.
Poesia di Paul Valery
L'ape Quale che sia, e mortale, e fina la tua punta, il mio cestello tenero non ti velo, ape bionda, che d'un sogno di trina. Pungi al seno la bella mela, cui posa Amore e vi langue o vi muore; alla mia carne tonda e ribelle che affiori di me vermiglia un poco. D'un alacre tormento bramo l'offesa; meglio, cresciuto e vivo, un male che una sopita pena. Illumini il mio senso l'infima sveglia d'oro, di cui se privo, Amore perisce o s'addormenta. |
domenica 23 dicembre 2012
Poesia di Garcia Lorca
Garcia Lorca
| Il canto del miele Il miele è la parola di Cristo, l'oro colato del suo amore. Il meglio del nettare, la mummia della luce di paradiso. L'alveare è una stella pura, pozzo d'ambra che alimenta il ritmo delle api. Seno dei campi tremulo d'aromi e di ronzii. Il miele è l'epopea dell'amore, la materialità dell'infinito. Anima e sangue dolente di fiori condensati attraverso un altro spirito. (Così il miele dell'uomo è la poesia che emana dal suo petto addolorato, da un favo con la cera del ricordo creato dall'ape nell'intimità). Il miele è la bucolica lontana del pastore, la zampogna e l'olivo, fratello del latte e delle ghiande, regine supreme dell'età dell'oro. Il miele è come il sole del mattino, con tutta la grazia dell'estate e il fresco antico dell'autunno. E' la foglia appassita ed è il frumento. | Oh divino liquore dell'umiltà, sereno come un verso primitivo! Tu sei l'armonia incarnata, lo spirito geniale di liricità. In te dorme la malinconia, il segreto del bacio e del grido. Dolcissimo. Dolce. Questo è il tuo aggettivo. Dolce come il ventre di una donna. Dolce come gli occhi dei bimbi. Dolce come le ombre della notte. Dolce come una voce. O come un giglio. Per chi ha in sé la pena e la lira tu sei il sole che illumina il cammino. Equivali a tutte le bellezze, al colore, alla luce, ai suoni. Oh liquore divino della speranza, dove anima e materia unite trovano il perfetto equilibrio come nell'ostia corpo e luce di Cristo. E' la superiore anima dei fiori. Oh liquore che hai unito queste anime! Chi ti gusta non sa che inghiotte lo spirito d'oro di liricità. |
Poesia di Virgilio
Virgilio
in Georgiche, libro IV
Quando si dia il caso che
per trista malattia
languiscono i corpi (ché
natura anche a loro dié i
nostri malanni), te ne
accorgerai da non dubbi
segni. Da un momento
all'altro le ammalate
diventano d'un colore, e
un'orrida macilenza le
deforma nel volto; si dànno a
portar via dalle case i
cadaveri delle morte e far
mesti funerali; o pendono
attaccate pé piedi torno torno
alle porte, o se ne stanno
stufate in casa tutt'il giorno,
sbalordite dalla fame
e impigrite dal freddo.
Odesi anche un ronzio
più mesto del solito
e continui lamenti.
per trista malattia
languiscono i corpi (ché
natura anche a loro dié i
nostri malanni), te ne
accorgerai da non dubbi
segni. Da un momento
all'altro le ammalate
diventano d'un colore, e
un'orrida macilenza le
deforma nel volto; si dànno a
portar via dalle case i
cadaveri delle morte e far
mesti funerali; o pendono
attaccate pé piedi torno torno
alle porte, o se ne stanno
stufate in casa tutt'il giorno,
sbalordite dalla fame
e impigrite dal freddo.
Odesi anche un ronzio
più mesto del solito
e continui lamenti.
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