http://www.youtube.com/watch?v=FveTEDVvnSE&feature=plcp
Ecco il recupero di uno sciame d'api nella primavera 2012.Autori Giacomazzi Giacomo e Battagliola Mirco. Riprese di Giacomazzi Pierino.
lunedì 22 ottobre 2012
sabato 20 ottobre 2012
Maclura Pomifera
Maclura pomifera
Maclura | |
|---|---|
| Classificazione scientifica | |
| Dominio | Eukaryota |
| Regno | Plantae |
| Divisione | Magnoliophyta |
| Classe | Magnoliopsida |
| Ordine | Rosales |
| Famiglia | Moraceae |
| Genere | Maclura |
| Specie | M. pomifera |
| Nomenclatura binomiale | |
Maclura pomifera
| |
Distribuzione
La Maclura pomifera è originaria del Nord America dove è conosciuta come Osage orange (Arancio degli Osagi) dal nome della tribù indiana che risiedeva nella zona di crescita di questo albero.La zona di origine è individuata in un'area degli Stati Uniti centrali. La Maclura fu descritta per la prima volta da Thomas Nuttall nel 1811 il quale le attribuì il nome dell'amico geologo William Maclure.
Nel 1818 venne introdotta in Europa e nel 1827 fece la sua prima apparizione in Italia, dove, soprattutto in Toscana e nel Lazio ebbe una certa diffusione.
Grazie alla caratteristica spinosità della pianta in passato fu spesso utilizzata per la costruzione di siepi invalicabili, mentre il legno particolarmente duro ed elastico era ben noto agli Indiani d'America, in particolare agli Osagi, che ne utilizzavano il legno per la costruzione degli archi, oltre che ricavarne un pigmento giallastro dalle radici.
Descrizione
Maclura pomifera
La pianta è un piccolo albero che può raggiungere i 7-15 metri di altezza con una chioma folta ma irregolare.
Tronco e corteccia
Il tronco è irregolare e tormentato, la corteccia contiene tannino ed è bruna e disseminata di dure e acuminatissime spine. Dalle radici si estrae un eccellente pigmento giallo detto morina. Il legno è pesante, particolarmente duro e resistente agli attrezzi da taglio, al tempo e alle intemperie.Fogliame
È una pianta a foglie caduche. Le foglie sono molto simili a quelle dell'albero dell'arancio. Alterne, coriacee e acuminate, furono anche impiegate nell'alimentazione del baco da seta.Fiori e frutti
La specie è dioica, cioè con fiori maschili e femminili su piante differenti. Le infiorescenze, sia maschili che femminili, sono sferiche del diametro di 2-3 cm. La caratteristica più curiosa della pianta è il frutto che è più propriamente una infruttescenza (sorosio) formata da un insieme di acheni ognuno derivante da un diverso ovario. È un ammasso sferico dal diametro variabile dai 7 ai 15 cm di colore variabile dal giallo al verde, di consistenza legnosa e con la superficie profondamente corrugata. Il frutto aperto rivela una polpa biancastra da cui cola un succo lattiginoso, ed è una infruttescenza derivata dalla trasformazione di un'intera infiorescenza. Il frutto non è commestibile.Usi
Nella sua regione d'origine, il Nord America, il legno della Maclura era utilizzato dai nativi del luogo come legno per la costruzione di archi, come rimedio per congiuntiviti e infiammazioni degli occhi. Il frutto è molto apprezzato dagli scoiattoli, mentre, pur se non velenoso, causa il vomito se ingerito dagli esseri umani.In Italia, a partire dalla metà dell'Ottocento, in seguito alla comparsa di una grave forma di infezione che colpiva le radici dei gelsi bianchi utilizzati in bachicoltura, si tentò di utilizzarne le foglie nell'alimentazione del baco da seta, ma con scarso successo vista la scarsità di nutrienti rispetto alla foglia del gelso.
Oggi è utilizzata come pianta ornamentale e per realizzare siepi dall'aspetto invalicabile. Il suo legno, durissimo, ma dal gradevole colore ocra e dotato di bellissime venature più scure, può essere utilizzato per creazioni artigianali pregiate o per la realizzazione di attrezzi durevoli.
domenica 7 ottobre 2012
Salicaria
Lythrum Salicaria
(Salcerella, salicaria)
Pianticella erbacea perenne che appartiene alla famiglia delle Litracee, cresce spontanea nei luoghi umidi e paludosi, lungo i corsi d'acqua sul greto dei fiumi di tutto il nostro paese. Alta circa 80 cm, a caule eretto e foglie ovali lanceolate opposte. I fiori terminali sono raccolti in spighe compatte di colore rosso. Fiorisce da da maggio a settembre.
- Parti usate: le sommità fiorite, da raccogliere quando i fiori non sono sbocciati del tutto, e la foglie tenere da far seccare su un canovaccio all'ombra.
- Principi attivi: sostanze tanniche, zuccheri, carotenoidi, fitosteroli, ferro, pectine, resine.
- Proprietà: astringenti, emostatiche sedative, antinfiammatorie, antibatteriche.
Utilizzo
- Diarrea: in un litro di acqua bollente versare 40 g di fiori aspettare 15 minuti, filtrare, e bere circa 300 ml al giorno.
- Epistassi : introdurre nella narice una foglia fresca e spezzettata. Questo è sufficiente per fermare l'emorragia.
- Ferite, piaghe: cogliere una grossa quantità di fiori e foglie fresche, lavarle e sgocciolarle. Posarle su una garza e pestare il tutto con un manico di un coltello. Applicare il cataplasma sulla ferita che favorirà la cicatrizzazione.
- Infiammazioni della bocca: mettere in 100 ml di acqua bollente 10 g di fiori o foglie lasciare raffreddare e usare per sciacqui e gargarismi.
domenica 23 settembre 2012
Sagra del contadino
Il 23 settembre 2012 a Mairano in provincia di Brescia si è svolta l'ottava sagra del contadino, con esposizione dei vari strumenti di lavoro, mercato contadino e degli alimentari. La cooperativa Apibrescia era presente con un banchetto per la vendita di prodotti dell'alveare, cosmesi ecc.Presenti fin dal mattino i soci Giacomazzi Giacomo e Bruno Zola.Un doveroso ringraziamento va al socio Igor e alla trattoria Colonna per la grande ospitalità avuta.
| Bruno Zola |
| Giacomazzi Giacomo |
| Bruno Zola e Giacomazzi Giacomo |
| Bruno in azione |
venerdì 14 settembre 2012
Levistico, sedano di montagna
Levistico, sedano di montagna
(Levisticum officinale)
Pianta erbacea della famiglia delle Ombrellifere, forse originaria dell'Asia, cresce spontanea allo stato selvatico lungo i versanti meridionali delle Alpi e degli Appennini. È fornita di un grosso rizoma carnoso. Le foglie sono molto grandi e glabre, due-tre pennatosette, con segmenti romboidali o ovali. I fiori sono giallo verdastri riuniti in ombrelle, i frutti sono costituiti da due acheni.
Parti usate: radici foglie e frutti.
Principi attivi: resine e tannini, olio essenziale sostanze amare.
Proprietà: diuretiche, depurative, digestive, purgative, espettoranti.
Uso.
Tosse, digestione difficile: infuso. Mettere un grammo di frutti in 100 ml di acqua bollente berne 1 o 2 tazza al giorno.
Accumulo di tossine: infuso. mettere 2 grammi di radice in 100 ml di acqua bollente. Berne 2-3 tazzine al giorno.
sabato 8 settembre 2012
Arnica
Arnica
(Arnica montana)
Pianta erbacea perenne aromatica della famiglia delle composite, ha rizoma strisciante, cresce e si sviluppa nei pascoli alpini e dell'appennino settentrionale ma si può trovare anche in pianura.
L'arnica ha foglie radicali a rosetta fiori eretti più o meno ricchi di rami. Sul caule, coperto da una fitta peluria si diramano a circa 10 cm dalla radice due foglie lanceolate, da qui il caule continua per altri 10 cm e termina con grossi capolini dai grossi fiori e vistosi a forma di margherita di color giallo arancione. Fiorisce da maggio ad agosto. Le popolazioni della montagna conoscono e apprezzano l'Arnica dai tempi più antichi per la sua capacità di sanare ferite e contusioni. Si dice molto efficace contro catarro e asma. In Francia i montanari la fumano nella pipa o, polverizzata, la aspirano come tabacco da naso. Per questo motivo l'Arnica viene anche chiamata tabacco dei Savoia o dei Vosgi.
Parti usate : radici e fiori. Le prime raccolte in settembre, i secondi in piena fioritura. Entrambe da far seccare in luogo areato e non in pieno sole.
Proprietà: l'Arnica deve essere considerata una pianta velenosa. Quindi occorre la massima cautela nella somministrazione nei medicamenti a base di quest'erba, da utilizzare sotto controllo medico.
Uso: contusioni e stiramenti: mettere a macerare in mezzo litro di alcool da liquore o olio d'oliva circa 20 fiori freschi e lasciarli per almeno 2 mesi. Usare l'unguento strofinando la parte interessata ma che non abbia escoriazioni o tagli.
lunedì 3 settembre 2012
Chelidonia
Chelidonia, celidonia, erba da porri
(Chelidonium Majus)
Appartenente alla famiglia delle papaveracee, quest'erba perenne si trova in Italia un po' dappertutto, nei luoghi incolti, ruderi lungo siepi e corsi d'acqua. Il fusto raggiunge i 70 cm di altezza con foglie pennatosette e fiori gialli. Fiorisce in primavera. Questa pianta deve essere usata con prudenza perché contiene un alcaloide che ha un'azione simile a quella dell'oppio.
Parti usate: tutta la pianta soprattutto il lattice che si fa sgorgare con incisioni praticate sul fusto.
Proprietà : antireumatiche, diuretiche, caustiche sedative antispasmodiche. Data la tossicità degli alcaloidi si consiglia solo l'uso esterno. Non ingerire.
Uso : spennellare con il lattice la verruca o porro 3 volte al giorno fino e che non si vedono miglioramenti. Chiedere il parere del medico.
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